Cesare Riva

Zaira

SEZIONE OTRE BAZAR

Apparve tra il fumo di cicche

succhiate, agonizzanti in vasi

pieni di sabbia o bocche

umide di voglia d’uomini

grassi, unti di sudore che,

ritmandolo, gridavano il suo nome:

Zaira, di lucente alabastro,

insinuava finte voglie

su un palco d’assi cigolanti

in un buco fuori città,

la sua ferita mostrando,

sfottente, tra i peli.

Il ventre agitato, sensuale

latte cagliato d’Anatolia

da occhio a occhio gettato 

a nutrimento di cervelli

flaccidi, boccheggianti

tra soldi, riso e uva passa

 

Peperoni ripieni, dolciastri

contornavano la rossa aragosta

che a pezzi in un vassoio d’argento

mostrava scomposta la sua bianca morte