Zaira
SEZIONE OTRE BAZAR
Apparve tra il fumo di cicche
succhiate, agonizzanti in vasi
pieni di sabbia o bocche
umide di voglia d’uomini
grassi, unti di sudore che,
ritmandolo, gridavano il suo nome:
Zaira, di lucente alabastro,
insinuava finte voglie
su un palco d’assi cigolanti
in un buco fuori città,
la sua ferita mostrando,
sfottente, tra i peli.
Il ventre agitato, sensuale
latte cagliato d’Anatolia
da occhio a occhio gettato
a nutrimento di cervelli
flaccidi, boccheggianti
tra soldi, riso e uva passa
Peperoni ripieni, dolciastri
contornavano la rossa aragosta
che a pezzi in un vassoio d’argento
mostrava scomposta la sua bianca morte